venerdì 19 settembre 2014

Chicca Lualdi Beequeen‏ S/S 2015

Contaminazioni modellate in un armonia di colori, stampe e grafiche che spaziano da motivi geometrici a moderni Paisley; lineeche seguono il rigore anni’ 60 negli abitini e nei caban alternandosi ad accenni anni’ 70 nei gilet e lunghezze delle gonne, giacche o nei pantaloni dal fondo flare; volumi rivistati in un contemporaneo mix orientato alla sobrietà ma con un’accezione di  freschezza , femminilità e carattere understated. Il tentativo di proporre una moda per scelta “pulita ed essenziale” ma non scontata o algida, semplice ma non banale, femminile e raffinata ma non nella accezione comunemente percepita bensì il “ polveroso o rigido” che a volta accompagnano i termini “Classico e sobrio” lasciano spazio ad una creatività fatta di freschezza, gusto ed equilibrio armonioso di colori e volumi; il vezzo diventa la freschezza; il lusso ostentato diventa sostanza di materiali di qualità, fit studiati e tecniche sartoriali; i contrasti forzati per esprimere una moda troppo facile ma improvvisata diventano equilibrio di una moda ponderata con la quotidianità ed il buon gusto con l’intento non di stupire ma di affascinare. 

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Questo il messaggio: La moda come strumento di creatività fatto non per stupire maper affascinare nel quotidiano, nella convinzione di un messaggio stilistico in cui l’armonia degli elementi e della qualità ed un fresco rigore reso femminile dal colore attrae più di un contrasto scontato ma forzato e non più contemporaneo. I colori: bianco e ocra, Tan e geranio, lime e salvia, bianco assoluto. I tessuti: Duchesse jacquard a pattern geometrico, Paisley su lino cotone, lino fiammato, righe di organza e taffetas in un mix di trasparenze e pieni, pelle, stuoie di cotone lino. I volumi: abitini ’60 arricchiti da dettagli come cerniere con frangine, contrasti di materia o di colore; gonnelloni a mezzo polpaccio proposti in colore pieno o stampe con moderni camicini e blazer, gonne a ruota con baschine a segnare il punto vita con femminilità, camicini maschili con colletto a contrato per rendere più contemporanei shorts e pantaloni in un mix dosato di maschile e femminile. Abiti Lunghi in cotone per un glamour quotidiano fatto di linearità.

giovedì 18 settembre 2014

Gufram in 10 Corso Como‏

Gufram è un’azienda che ha dato un grande contributo alla creatività del design italiano. Con le sue sperimentazioni legate alla ricerca estetica, tecnologica e di materiale, ha realizzato sedute e mobili che sono entrati nella storia dell’arredamento. I Multipli, prodotti in edizione limitata come il divano Bocca, la chaise longue Pratone, l’appendiabiti Cactus, e la poltrona Capitello (solo per citarne alcuni), fanno parte delle più note collezioni museali di tutto il mondo.
Per Gufram la priorità è l’impegno a preservare quella sottile ironia irriverente che fa parte da sempre del suo DNA e accomuna i designer con cui collabora.
Da martedì 16 settembre i Multipli di Gufram realizzati in edizione limitata sono in in 10 Corso Como. In mostra e in vendita: il sistema di seduta Sassi (1968) e il tavolino Massolo (1974) di Piero Gilardi, la poltroncina Attica (1972), la poltrona Capitello (1972), il divano Dark Lady (2008) di Studio 65, la seduta lounge Pratone (1971) di Ceretti, Derossi and Rosso, God (2014) di Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari, immaginato sull’originale Cactus (1972) di Guido Drocco & Franco Mello e lo sgabello The End (2014) di Maurizio Cattelan e
Pierpaolo Ferrari
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Stella Jean S/S 2015 Milano

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Stella Jean presenta per la Primavera Estate 2015 una collezione dal bagaglio antropologico imponente e di respiro cosmopolita, caratterizzata da un perpetuo rincorrersi di trompe-l'œil culturali: i tessuti e gli abbinamenti compongono paesaggi narrativi in cui si delinea un’inedita estetica di cui la moda (etica) diventa portavoce. Queste creazioni esplorative ed evocative nascono nel segno del proseguimento della collaborazione con l'agenzia dell'ONU International Trade Centre (ITC) che ha favorito l'introduzione dei tessuti fatti a telaio a mano dalle donne dei villaggi del Burkina Faso e del Mali e dei gioielli realizzati da artigiani haitiani.
La collezione prende le sembianze di una dichiarazione d'intenti e conferma l'impegno nel voler testimoniare, divulgare e rintracciare tradizioni inimmaginabili e secolari tramite una narrativa per immagini. I toni, a tratti epici, a tratti descrittivi e altre volte ironici, rivelano, tra la trama e l'ordito di un tessuto, più storia di quanto i libri possano raccontare. Stoffe cariche di memorie collettive, di cui sono ineguagliabili reporter. A testimonianza di questo, la Doctor Bag, dall’elegante sapore retrò e presa in prestito ad un italianissimo medico condotto, viene vitalizzata con i colori del Bogolan e le cromie sgargianti della stoffa rigata tessuta a telaio a mano in Burkina Faso. 

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La collezione SS 2015 di Stella Jean è caratterizzata da un inedito incontro che segna una vera e propria “congestione emotiva” per la stilista. Il ritorno a casa, ad Haiti. Definita da André Malraux come “l’esperienza più sorprendente dell'arte magica del XX secolo”, Haiti viene svelata, come mai prima, attraverso l’energica corrente artistica dei Caraibi, l’arte Naїf, emblema di quell'inclinazione all'osservazione attiva che si sviluppa intorno ad un animo semplice. È nell’ottica di quest’arte quale espressione di vita, natura e spirito che si animano le corti di donne al mercato alle prese con la loro quotidiana vanità multicolore, intrisa di imparagonabile dignità. Nel contesto di un mercato inteso come barometro sociale, troviamo le mercanti, dal portamento fiero e ornate da foulards che esaltano la femminilità, così come i 'Tap-Tap', tradizionali mezzi di trasporto comune definiti 'Arte popolare su ruote', su cui vengono dipinti soggetti della tradizione religiosa, popolare e storica di Haiti, frasi ironiche, messaggi o proverbi haitiani da artisti appositamente formati. Insieme agli asini, primordiale mezzo di trasporto e di lavoro, e alle canne da zucchero, questi sono gli elementi ricorrenti sia nelle stampe che nei dipinti a mano.
In un autentico simposio culturale, tra visioni ed espressioni di mondi tra loro solo in apparenza lontani e in contrapposizione, si sintetizza un’impeccabile crasi estetica tra Burkina Faso, Haiti, Mali, Italia. Una Babele a tendenza inversa.



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